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Il Centro Linguistico
I saggi



STILI FATICI

COMUNITA', VIRTUALITA', IPERTESTO

15. Conclusioni transitorie

Per concludere, si può sperare che, come è proprio della funzione fatica del linguaggio, la fase fatica della Comunità Virtuale possa considerarsi una fase preliminare, che introduce a nuovi tipi di Comunità Reale, integrata alla rete, ma non dissolta in essa. In attesa di ciò, di fronte a prospettive come sempre con lineamenti utopici e distopici insieme, Lewis Carroll farebbe dire a Tweedledee: "puoi essere solo una specie di cosa nel suo sogno". Quale specie di cosa diventi l'uomo come nodo nell'utopia salvifica della rete è difficile prevedere. Per ora si dice che la Realtà Virtuale offra una nuova tecnologia ai sogni dell'uomo, ma che i sogni dell'uomo sono ancora gli stessi. E' presumibile che la nuova tecnologia cambi presto tra le altre cose anche i nostri sogni.

Quelli finora formulati nel nuovo ambiente informativo spingono la metamorfosi dell'umano in due direzioni, l'una verso una posizione superiore, l'altra verso una posizione inferiore a quella che l'uomo occupava nella catena dell'essere menzionata all'inizio: la prima è la direzione dell'interattività che, nell'integrazione protesica con la macchina, porta a un trascendimento angelico, oltrepassa l'interfaccia corporea e. connettendosi direttamente coi centri nervosi, potenzia il cervello, ma allo stesso tempo lo monopolizza e lo riduce a organo fisico, percettore di sensazioni più che elaboratore di idee. Gli angeli infatti non hanno bisogno di pensare.

L'altra direzione, è quella della virtualità che, superando la fase fatica della Comunità Virtuale, restituirebbe l'uomo all'Eden, in veste di Realtà Virtuale. Qui forse l'inutilità del linguaggio lo trasformerebbe di nuovo, oltre che in perverso polimorfo, come ebbi a dire in altra occasione, anche in animale non simbolico, -- o post-simbolico? -- comunque meramente, felicemente fisiologico.

Novembre 1997


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