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9. Corpo e identità
Si innesta qui tutta la problematico dell'identità a cui si è già
accennato. Il limite fondamentale della Comunità Virtuale è infatti
l'assenza del corpo nella condivisione dell'esperienza. Se si tien
conto che il corpo è l'eccipiente che fornisce la garanzia giuridica
e politica all'identità sociale, è evidente la straordinaria molteplicità
di conseguenze che tale assenza determina.
Le opinioni su queste
conseguenze sono a loro volta variegate e contraddittorie, e riguardano
l'assenza e la presenza di marche di classe, razza, genere e orientamento
sessuale. Da un lato si sostiene che talune (classe e razza) sono
totalmente invisibili e altre (genere e orientamento sessuale) sono
invece difficili da abbandonare; dall'altro si rileva che il travestitismo
in rete è uno dei fenomeni più frequenti.
Si sostiene che ci
sì può appropriare di uno stile di conversazione maschile o femminile,
che dunque devono pur esistere come stili di genere riconoscibili,
e poi si sostiene invece che la natura stessa della scorporizzazione
telematica produce nel soggetto interfacciato una debolezza dell'io
legata storicamente alla personalità femminile.
Per alcuni il fatto
di fluttuare nell'immateriale è un'esperienza reminescente di quella
primordiale nell'utero materno e, chissà perché, soddisfazione massima
del sogno patriarcale; per altri l'esperienza del ritorno alla matrice-utero
è assimilabile alla dispersione orgasmica femminile; per altri ancora
essa renderebbe obsolescente in rete il problema dell'identità.
Da ultimo la simbiosi col terminale travalicherebbe una sessualità
meramente binaria, rendendo anacronistico non tanto il genere, quanto
l'umanità.
Possiamo dire che
il problema della manifestazione dell'identità in rete vada considerato
almeno sotto due aspetti: in rapporto all'identità manifestabile
nella comunità reale, e in rapporto agli effetti che l'economia
espressiva connaturata al mezzo tecnologico consente e determina.
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