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5. Il ritorno
Rispetto all'arrivo,
che è un incontro con l'alterità, il ritorno è un incontro con se
stessi, un confronto tra le due parti di sé che si sono separate
alla partenza e ora dovrebbero riunirsi. Ma nel frattempo sia il
viaggiatore, sia il suo passato si sono modificati. Anche qui la
fantascienza ci soccorre, dilatando gli effetti di ogni ritorno,
quando, dopo un viaggio di pochi mesi, fa tornare gli astronauti
sulla Terra dove invece nel frattempo sono passati secoli.
A questo proposito
il viaggio in rete configura una cronologia molto elastica, per
cui può sembrare di aver attraversato siti virtualmente sconfinati,
per un tempo indeterminato, e tornare alla realtà accorgendosi che
è trascorsa solo qualche ora, oppure viceversa rimanere concentrati
sullo schermo nella redazione di un testo, perdendo il senso del
tempo, e accorgersi di aver perso gli appuntamenti della giornata.
Quanto al ritorno,
esso è descrivibile in termini di simmetria rispetto all'andata,
e comporta il ritrovamento e la ripetizione: ripete cioè capovolte
le fasi del viaggio. In questo nuovo ordine, l'arrivo appare allora
una sopravvivenza definitiva, che il viaggiatore raggiunge allontanandosi
dalla condizione debole di straniero per riacquistare, novello Anteo,
la forza della madrepatria. Non a caso l'epopea del ritorno è L'odissea,
costituita pressoché totalmente da ripetuti episodi di sopravvivenza:
a Polifemo, a Scilla e Cariddi, a Circe, alle sirene ecc. Ulisse
è eroico perché sopravvive e ritorna. Il suo carattere multiforme
consiste anche, se non soprattutto, nella capacità di scansare i
più diversi colpi della sorte; la somma delle sue qualità dà come
risultato un residuo di vita.
Ma il ritorno è anche
un andare a visitare se stessi, con un effetto di sdoppiamento,
perché chi torna reca con sé parte dell'estraneo che era all'estero,
e invero sarebbe sorprendente il contrario, come rivela questo aneddoto
di sapore kafkiano: "Il signor K. incontrò un amico che non vedeva
da molti anni. "Oh signor K. - disse questi - lei non è per niente
cambiato!" "Davvero?!" disse il signor K. impallidendo".
La discesa agli inferi,
come ogni morte e resurrezione, è la versione mitica dell'andata
e del ritorno. In questa doppia esperienza è arduo, pur nel sopravvivere,
il computo di ciò che si è perso e di ciò che si è conservato o
acquisito nella trasformazione di sé. Il mito di Orfeo, che è figura
dionisiaca, è tra i più ambigui e misteriosi perché, tra le altre
cose, tematizza questa incertezza. Eguale incertezza ci coglie quando
ci chiediamo quale filosofia sottenda alla navigazione in rete.
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