Home

Struttura
Produzioni
Aggiornamento
Corsi
Pubblicazioni
Convegni
Seminario
Ricerca
Progetti
Materiale
  

Il Centro Linguistico
I saggi



LA CRITICA DELL'ERRANZA

NAVIGARE IN RETE E LA FILOSOFIA DEL VIAGGIO


1. Viaggio e narrazione

Al viaggio è sempre sotteso un intento conoscitivo, che può essere esplorativo con effetti economici, come nelle scoperte geografiche, o farsi più o meno specificamente pedagogico, come nel grand tour settecentesco, o infine può essere un viaggio a ritroso o un viaggio interiore, dalla confessione all'autobiografia, al bildungsroman. Da ciò deduciamo che il viaggio è la tipica esperienza che successivamente viene poi raccontata, così come i giornali di bordo sono il modello di ogni "work in progress".

A questo proposito una delle principali caratteristiche di ogni racconto è la sua funzione di filtro, che seleziona l'esperienza, convertendola in memoria, in cronaca, in Storia. Il termine stesso "scrittura", così come compare nel tema del nostro convegno è, suppongo, una sineddoche, per indicare, più genericamente, tutti i metodi di conversione dell'esperienza del viaggio nelle varie forme di memorizzazione. Questa conversione infatti si avvale sempre di apparati tecnologici, che mutano nel tempo e che vanno dalla formulaicità delle culture orali, alla scrittura manuale, alla stampa, e ora alla digitalizzazione dei testi.

In questo senso la memoria telematica è peculiare nel definirsi banca dati e, similmente a una banca, seleziona meno e accumula di più, ma soprattutto funziona come fondo deposito che, acquisiti i dati dalle fonti, li scioglie dalle precedenti forme di articolazione narrativa, e li sottopone a processi di omogeneizzazione, per trattarli e fornirli poi a richiesta, principalmente su base statistica.

Per converso, in ogni racconto la diegesi è già una sorta di viaggio narratologico, che traccia e percorre il suo itinerario con un effetto ordinativo. L'inizio di un racconto, anche se non è un racconto di viaggio, è perciò una partenza; equivale ad entrare in un mondo, sempre reale e immaginario insieme, più o meno noto o sconosciuto, nel quale si proiettano timori, attese e speranze; e laddove la trama del racconto riesce a raccordare tutti gli eventi in una storia, sottraendoli così al caos dell'insensatezza, ci dà il piacere di immaginare un'uscita dal labirinto dell'esistenza con un significato.

Infatti arrivare a sapere come va a finire una storia porta a termine il viaggio narrativo con un rassicurante senso di conclusività; perciò le poetiche e le filosofie postmoderne, che non credono alla possibilità di raggiungere mete di senso, rafforzano l'idea di un'origine irrimediabilmente perduta alla partenza, e privilegiano il godimento di un perpetuo transito testuale rispetto al piacere dell'arrivo, che invece viene indefinitamente differito.

Avanti »
« Torna all'indice