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LA CRITICA DELL'ERRANZA

NAVIGARTE IN RETE E LA FILOSOFIA DEL VIAGGIO
Leonardo Terzo


La filosofia del viaggio si articola sul significato di tre nodi spazio-temporali: la partenza, il transito, l'arrivo che, animati da motivazioni, intenzioni e fini, si collocano in un quadro di configurazioni cosmologiche distribuite tra due emisferi: quello edenico del romance e quello infero dell'ironia e della satira.

Nei vari mondi a cui queste configurazioni pongono capo il viaggiatore si è costituito di volta in volta in una figura adeguata all'ambiente; ambiente che può essere mitico, leggendario, eroico, o realistico. Il viaggiatore diventa così argonauta, messaggero, esule, cavaliere errante, missionario, picaro, pellegrino, chierico vagante, navigatore, corsaro, esploratore, pioniere, emigrante, crocerista, turista, commesso viaggiatore, corridore sportivo, pendolare, astronauta. Ed ora che il mondo è quello cablato dalla rete telematica, diventa quindi navigatore in internet.

L'estensione del viaggio può raggiungere valenze anagogiche e comportare l'attraversamento di mondi molteplici, come nella Divina commedia, o può ridursi realisticamente alla passeggiata quotidiana del borghese Immanuel Kant; può effettivamente portare l'uomo sulla luna o limitarsi al viaggio immaginario attorno alla propria stanza di François-Xavier de Maistre. Può essere la quotidiana fatica del pendolare alle prese con i ritardi ferroviari, o divenire il microcosmico Viaggio allucinante (Richard Fleischer, Fantastic Voyage, 1966) del film omonimo all'interno del corpo umano, che esemplifica narrativamente le esplorazioni della scienza medica. Non a caso il corpo stesso è stato definito da Herbert Spencer un sistema viario: nulla di strano quindi che il viaggio possa diramarsi anche come esplorazione del corpo sessuale da parte della curiosità pornografica.

Questo ci ricorda che la curiosità è il sentimento più comune alla base delle motivazioni del viaggio, e che tra viaggio ed esibizione esiste una connessione profonda, spesso dimenticata. Il teatro per esempio ha un'origine rituale come processione, che permane sotto varie forme, dalle turnées delle compagnie di giro alle sfilate di moda, dalla via crucis ai cortei regali, dai cortei funebri ai carri allegorici del carnevale.

In effetti, la possibilità di allegoricizzare il viaggio può renderlo veicolo di sensi molteplici e in primo luogo della vita stessa come periglioso attraversamento di una valle di lacrime, dal medievale The Pilgrim's Progress di Bunyan alla sua parodia ferroviaria in "The Celestial Railroad" di Hawthorne. Il viaggio infatti si presta all'allegoria di ogni forma del divenire, proiettando in termini spaziali il mutare nel tempo, fino a unificare queste due dimensioni nella fantascienza. Così la mobilità rappresenta la mutabilità; che si può paventare come corsa verso la vecchiaia, l'emarginazione e la morte, o invece auspicare, quando lo spostamento geografico è indice di mobilità sociale, come nel genere picaresco, o quando il tempo è redentore, come nella commedia.

Si deve comunque notare che nella cultura ebraico-cristiana l'archetipo del viaggio è l'esilio; è la cacciata dal Paradiso Terrestre, che dal punto di vista laico è l'uscita dall'inconsapevolezza ferina e la caduta nella mutabilità della storia. Questo paradigma permane anche dietro strategie culturali molto moderne, ad esempio nella filosofia del nomadismo, che privilegia lo spaesamento come istanza straniante per sottrarsi al controllo e all'assoggettazione. Naturalmente la cacciata dall'Eden implica il desiderio di un ritorno, che invece la caduta nella storia non è in grado di prefigurare. Il nomadismo poi cerca lo sradicamento come accesso a un non-luogo epifanico dove sarebbe in atto un continuo processo di svelamento, ancorché dall'incerto contenuto. Infatti nell'erranza, nel farsi stranieri a se stessi, il nomadismo cerca una disposizione all'ascolto di qualcosa che definirei: la balbuzie dell'assoluto.

All'interno della configurazione del mondo, e oltre le sue valenze figurali, il viaggio, come si è già accennato, assume il suo senso determinante sulla base delle motivazioni che lo hanno promosso, delle intenzioni che lo hanno guidato, e dei fini che si propone. Perciò riguardo alla partenza, il viaggio può essere volontario o forzato, intrapreso per piacere o per necessità; può essere una gita o una fuga. Il transito può avvenire con mezzi di linea o con mezzi di fortuna; può essere una piccola spedizione, oppure una migrazione di massa; può avvenire in un unico trasporto o per infiltrazione continua; può essere un rapido passaggio o un errare smarrito nel labirinto e nel deserto.

Rispetto all'arrivo il viaggio può essere una deportazione, un contatto commerciale, un'invasione, un'evangelizzazione; può avere una meta o non averla, può avere una meta ignota o una meta mobile: in tal caso diventa un inseguimento come nella caccia, o come nella caccia all'uomo, che fornisce la trama al giallo d'azione. Può avere una meta reale, collocata nello spazio, o una meta ideale o iniziatica, se percepita come "maturità dei tempi", o avere entrambe queste caratteristiche come la quest del cavaliere errante, che si svolge infatti in una doppia dimensione: naturale e sovrannaturale.


Indice:

1.Viaggio e narrazione

2. La partenza

3. Il transito

4. L'arrivo

5. Il ritorno

6. Navigare in rete


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