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La filosofia del
viaggio si articola sul significato di tre nodi spazio-temporali:
la partenza, il transito, l'arrivo che, animati da motivazioni,
intenzioni e fini, si collocano in un quadro di configurazioni cosmologiche
distribuite tra due emisferi: quello edenico del romance e quello
infero dell'ironia e della satira.
Nei vari mondi a
cui queste configurazioni pongono capo il viaggiatore si è costituito
di volta in volta in una figura adeguata all'ambiente; ambiente
che può essere mitico, leggendario, eroico, o realistico. Il viaggiatore
diventa così argonauta, messaggero, esule, cavaliere errante, missionario,
picaro, pellegrino, chierico vagante, navigatore, corsaro, esploratore,
pioniere, emigrante, crocerista, turista, commesso viaggiatore,
corridore sportivo, pendolare, astronauta. Ed ora che il mondo è
quello cablato dalla rete telematica, diventa quindi navigatore
in internet.
L'estensione del
viaggio può raggiungere valenze anagogiche e comportare l'attraversamento
di mondi molteplici, come nella Divina commedia, o può ridursi realisticamente
alla passeggiata quotidiana del borghese Immanuel Kant; può effettivamente
portare l'uomo sulla luna o limitarsi al viaggio immaginario attorno
alla propria stanza di François-Xavier de Maistre. Può essere la
quotidiana fatica del pendolare alle prese con i ritardi ferroviari,
o divenire il microcosmico Viaggio allucinante (Richard Fleischer,
Fantastic Voyage, 1966) del film omonimo all'interno del corpo umano,
che esemplifica narrativamente le esplorazioni della scienza medica.
Non a caso il corpo stesso è stato definito da Herbert Spencer un
sistema viario: nulla di strano quindi che il viaggio possa diramarsi
anche come esplorazione del corpo sessuale da parte della curiosità
pornografica.
Questo ci ricorda
che la curiosità è il sentimento più comune alla base delle motivazioni
del viaggio, e che tra viaggio ed esibizione esiste una connessione
profonda, spesso dimenticata. Il teatro per esempio ha un'origine
rituale come processione, che permane sotto varie forme, dalle turnées
delle compagnie di giro alle sfilate di moda, dalla via crucis ai
cortei regali, dai cortei funebri ai carri allegorici del carnevale.
In effetti, la possibilità
di allegoricizzare il viaggio può renderlo veicolo di sensi molteplici
e in primo luogo della vita stessa come periglioso attraversamento
di una valle di lacrime, dal medievale The Pilgrim's Progress di
Bunyan alla sua parodia ferroviaria in "The Celestial Railroad"
di Hawthorne. Il viaggio infatti si presta all'allegoria di ogni
forma del divenire, proiettando in termini spaziali il mutare nel
tempo, fino a unificare queste due dimensioni nella fantascienza.
Così la mobilità rappresenta la mutabilità; che si può paventare
come corsa verso la vecchiaia, l'emarginazione e la morte, o invece
auspicare, quando lo spostamento geografico è indice di mobilità
sociale, come nel genere picaresco, o quando il tempo è redentore,
come nella commedia.
Si deve comunque
notare che nella cultura ebraico-cristiana l'archetipo del viaggio
è l'esilio; è la cacciata dal Paradiso Terrestre, che dal punto
di vista laico è l'uscita dall'inconsapevolezza ferina e la caduta
nella mutabilità della storia. Questo paradigma permane anche dietro
strategie culturali molto moderne, ad esempio nella filosofia del
nomadismo, che privilegia lo spaesamento come istanza straniante
per sottrarsi al controllo e all'assoggettazione. Naturalmente la
cacciata dall'Eden implica il desiderio di un ritorno, che invece
la caduta nella storia non è in grado di prefigurare. Il nomadismo
poi cerca lo sradicamento come accesso a un non-luogo epifanico
dove sarebbe in atto un continuo processo di svelamento, ancorché
dall'incerto contenuto. Infatti nell'erranza, nel farsi stranieri
a se stessi, il nomadismo cerca una disposizione all'ascolto di
qualcosa che definirei: la balbuzie dell'assoluto.
All'interno della
configurazione del mondo, e oltre le sue valenze figurali, il viaggio,
come si è già accennato, assume il suo senso determinante sulla
base delle motivazioni che lo hanno promosso, delle intenzioni che
lo hanno guidato, e dei fini che si propone. Perciò riguardo alla
partenza, il viaggio può essere volontario o forzato, intrapreso
per piacere o per necessità; può essere una gita o una fuga. Il
transito può avvenire con mezzi di linea o con mezzi di fortuna;
può essere una piccola spedizione, oppure una migrazione di massa;
può avvenire in un unico trasporto o per infiltrazione continua;
può essere un rapido passaggio o un errare smarrito nel labirinto
e nel deserto.
Rispetto all'arrivo
il viaggio può essere una deportazione, un contatto commerciale,
un'invasione, un'evangelizzazione; può avere una meta o non averla,
può avere una meta ignota o una meta mobile: in tal caso diventa
un inseguimento come nella caccia, o come nella caccia all'uomo,
che fornisce la trama al giallo d'azione. Può avere una meta reale,
collocata nello spazio, o una meta ideale o iniziatica, se percepita
come "maturità dei tempi", o avere entrambe queste caratteristiche
come la quest del cavaliere errante, che si svolge infatti in una
doppia dimensione: naturale e sovrannaturale.
Indice:
1.Viaggio
e narrazione
2. La
partenza
3. Il
transito
4. L'arrivo
5.
Il ritorno
6. Navigare
in rete
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