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I saggi



L'IPERTESTO È UN LABIRINTO DOVE IL LETTORE NON SI PERDE



2.

L'ipertestualizzazione si applica in modo differente alle opere di invenzione, alla saggistica critica, ai manuali di apprendimento. D'altro lato supera e abolisce questa distinzione favorendo il trapasso da una dimensione all'altra, perché la natura dell'ipertesto sta nella possibilità di presentificare nello spazio della schermata tutti questi ambiti e nel vanificare le differenze e le gerarchie, codificate anche visivamente nell'edizione a stampa, tra il testo propriamente detto e gli apparati paratestuali e extratestuali. Come ha notato Bolter, se tutti i testi sono in ultima analisi reti verbali, il computer è il primo mezzo in grado di registrare e presentare queste reti a chi scrive e a chi legge .

Dal punto di vista fruitivo e pedagogico nasce un nuovo tipo di lettore. Anzi la convergenza tra le teoria della critica e la tecnologia crea, dalla fusione tra lettori e scrittori, una nuova tipologia di lettori attivi, addirittura invadenti: wreaders, "slettori", videatori dell'opera, come li definisce Landow, che possono scegliere il loro cammino, usurpando il potere dell'autore. Le potenzialità delle moderne tecnologie applicate al campo della teoria letteraria sembrano così evidenziare la relazione di questo nuovo oggetto teorico con le trasformazioni più recenti dei paradigmi epistemici della critica. L'ipertesto sembra infatti realizzare alcune peculiarità della concezione postmoderna della letteratura, della critica e del rapporto tra di esse, proprio perché la fluidità della scrittura digitale favorisce la relazione interattiva tra autore e lettore e mette in discussione la natura stessa di queste figure.

Su questo fatto è iniziato e continua, come è ovvio, un dibattito prolungato e folto tra gli addetti ai lavori e non solo. Se, come è stato sostenuto, il decentramento, la frammentazione, l'indefinibilità dei confini di un ipertesto, la sua struttura costituita da un insieme di lessie infinitamente riconfigurabili, sono già reperibili nello sperimentalismo delle avanguardie del Novecento, oggi le nuove tecnologie sembrano incorporare e mettere a disposizione dell'operatività di tutti, dal bambino al ricercatore, dal contabile all'artista, proprio gli assunti delle più rivoluzionarie acquisizioni della teoria e della critica letteraria. A parere di alcuni, come si è detto, il post-strutturalismo e le nuove tecnologie sembrano convergere, in quanto rompono i canoni tradizionali della testualità, creando un testo mobile, autonomo, svincolato da ogni tracciato ermeneutico, che vive come rete di significanti infinitamente aperti all'interpretazione.

A prescindere dall'obiezione, che frequentemente riaffiora tra i teorici della critica, per cui non sarebbe spiegato come e perché una rete di segni, come il testo è inteso dallo strutturalismo, diventi nel post-strutturalismo soltanto una rete di significanti, vediamo che in effetti già in S/Z Barthes prefigurava una teoria di tipo ipertestuale: "In questo testo ideale, le reti sono multiple, e giocano tra loro senza che nessuna possa ricoprire le altre; questo testo è una galassia di significanti, non una struttura di significati; non ha inizio; è reversibile; vi si accede da più entrate di cui nessuna può essere decretata con certezza la principale; i codici che si perdono mobilitati a perdita d'occhio sono indecidibili" .


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