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Il Centro Linguistico
I saggi
IPERTESTO: UN NUOVO SPAZIO DELLA SCRITTURA
5. La teoria della convergenza
Il "decentramento, la frammentazione, l'indefinibilità dei confini di un ipertesto, la sua struttura costituita da un insieme di lessie infinitamente riconfigurabili dal lettore non costituiscono in sé un elemento intrinsecamente rivoluzionario nel campo della teoria della letteratura: come ha ben dimostrato Bolter sono molti gli esempi tanto nel campo saggistico, si pensi solamente alle Ricerche filosofiche di Wittgenstein , quanto nel campo della narrativa di autori - Joyce nell'Ulisse e in Finnegans Wake, Borges in Finzioni , fino allo sperimentalismo di Queneau, Calvino e Marc Saporta - che hanno cercato nel corso del Novecento di evadere dalla tradizionale struttura successiva e monologica della narrazione saggistica o letteraria.
Ciò che è radicalmente nuovo è il fatto che mentre prima della rivoluzione digitale questi tentativi potevano essere considerati come esperimenti pionieristici di una élite intellettuale, oggi l'ipertesto - in quanto tecnologia della scrittura - sta diventando il il principale strumento di creazione, produzione e diffusione delle cultura, del sapere, e delle informazioni. Inoltre, e qui veniamo all'assunto teorico che guida tutta la riflessione di Landow sull'ipertesto, le nuove tecnologie della scrittura sembrano convergere, incorporare, e mettere in pratica quanto la teoria letteraria - la "teoria critica" per utilizzare l'espressione di Landow - ha da tempo suggerito. Si tratta della teoria della convergenza. Le più significative acquisizioni della critica letteraria e dell'estetica contemporanea - per fare solo alcuni esempi, Barthes Foucault e Deriddà così come James Hillis Miller e Francois Lyotard - non fanno che costruire l'infrastruttura teorica sulla quale il nuovo spazio della scrittura ipertestuale é stato edificato. Teoria critica post-strutturalista e nuove tecnologie "convergono", infatti, nel momento in cui entrambe mettono in discussione il sistema gutemebrghiano di creazione, trasmissione e diffusione dei saperi e insieme, ma soprattutto, i grandi quadri di riferimento epistemologici che al sistema di Gutemberg fanno riferimento: i concetti di testo, autore, lettore, scrittura, narrativa, storia della letteratura ed educazione, linearità, soggetto.
Le nuove tecnologie della scrittura ci offrirebbero, quindi, la possibilità di mettere alla prova, di saggiare limiti ed possibilità della welthanschauung post-moderna. Una impostazione, questa, che è condivisa da molti dei teorici della cultura cyber.
Analizziamo più in dettaglio l'argomentazione di Landow. In particolare, Landow esplicita i suoi riferimenti teorici nel primo capitolo di Hypertext . Ad esempio, Roland Barthes, Michel Foucault e Jaques Derridà, da punti di vista differenti e partendo da approcci teorici per molti versi divergenti, strutturalista, genealogico, decostruzionista, hanno sostenuto la necessità di rompere con i tradizionali canoni della testualità mettendo il discussione in particolare i concetti di autore lettore e linearità. Barthes in S/Z - un'analisi critica della novella di Honoré de Balzac Sarrasine - ha messo alla prova una struttura saggistica di tipo multilineare, il testo di Balzac è infatti suddiviso da Barthes in 561 "blocchi di significazione" o lessie attraverso i quali sono intrecciate le 93 lessie che compongono il commento di Barthes medesimo; inoltre, nell'appendice vengono suggeriti percorsi alternativi di ingresso nel testo e rimontaggi della struttura delle lessie suggeriti dai temi che vengono analizzati nel racconto. Questo per liberare la pluralità del testo e per dimostrare come la "tecnologia del libro" incatena la molteplicità dei suoi significati ad una struttura fissa scandita dalla successione delle pagine mentre il testo vive nella pluralità dei suoi rimandi, vive come rete di significanti infinitamente aperti all'interpretazione . La testualità, secondo Barthes, non è chiusa ma aperta, è necessario liberare il lettore dalla sua condizione di minorità, un condizione prodotta da una forma di testualità rigida che eslude il fruitore dal piacere del testo e lo condanna ad esprimere puramente un giudizio di approvazione o di condanna rispetto ad un universo di significato prue determinato. La testualità ideale che Barthes suggerisce é una testualità che si esprime secondo percorsi molteplici, una testualità aperta e perpetuamente incompiuta descritta dai termini di "collegamento", "nodo", "rete", "tela" e "percorso".
Allo stesso modo Foucalut ne l'Archeologia del sapere, sostiene la carateristica infinità di un testo, che non è mai un universo di signifcato chiuso. Il testo viene definito da Foucault come un "meccanismo di rimandi", una struttura di di collegamenti ad altri testi, che vive solamente nella rete di libri e corrispondenze di significato che si stabilisce tra i testi medesimi. Solo concependo il testo in questo modo è possibile contrnedere e smascherare le ideologie, i nessi genalogici di un opera cone il sistema sociale e politico e con i rapporti di potere e di domino che vengono veicolati o implicitamente incaranti da un testo. Ma il pricipale teorico post-strutturalista con il quale dialoga Landow, spesso assumendone in toto le posizioni teoriche, è il filosofo frnacese Jacques Deridda, il padre del decostruzionismo.
La filosofia di Derridà fornisce, infatti, secondo Landow, il punto appoggio teorico più significativo alle poetiche del'ipertesto. La centralità del testo, il "logocentrismo" ed il "fonocentrismo", che caratterizzano la notra cultura, incarnano il verbo della metafisica. Incarnano, cioè, l'idea dell'esistenza di un "orginale", di un senso definito una volta per tutte, di un soggetto e di un vertià con la V maiuscola. Ora una tale forma di testualità, che incorpora l'idea metafisica dell'esistenza di una verità assoluta, deve essere decostruita e la scrittura così come la testualità, in questa operazione di decostruzione, assumono un signficato nuovo. Ogni testo per Derridà costituisce una illimitata dissemnianzione, ogni testo è per sua natura decontestualizzabile. Esso vive solo nella iterabilietà infinita, nell'impossibilità dell'assegnazione definitia del destinazione o di un senso compiuto, è sempre rivio (il link nel linguaggio ipertestuale?), traccia di una assenza.
Il testo disseminato , decostruito e ridotto a brandelli di Derridà, la fine del libro, insieme a quella della scrittura lineare, teorizzata da Deridda in Della grammatologia , insieme alla teoria del decentramento del testo, incarano per Landow l'acquisita consapevolezza, da parte della teoria critica, della necessità dell'abbandono di una logica lineare non solo nel campo della testualità ma anche il quello dei paradigmi epistemolgici che regono una tale nozione di testualità. Non esiste una versione finale e definitiva di un testo elettronico, esso é mobile per definizione, fluttuante nello spazio virtuale dell'interfaccia di un computer. Il testo eletronico, l'ipertesto, è decostruito per definizione. Esso non si presenta come un'Autorità da rispettare ma come una rete da navigare di significati e significanti che possono essere manipolte e modualte, criticate, annotate e decontestualizzati, rimontati all'interno di una logica altra, di una strutura culturale differente. L'ipertesto é inserito in una rete di rimandi, di lessie che ne aprono i contorni ed i confini. Una rete di lessie che permette per definizione la sua fuizone in maniera multipla e modulabile rispetto alla cultura del suo utente.
La cultura del Testo, il suo essere Verbo e Cadice tassonomico, Autorità, é abolita nello spazio della scrittura elettroica e sotituita da un testo moltpelice, multiculturale e non tassonomico.
Come non esiste nell'epoca post-moderna un unico modello di soggettività. Non vale cioè più, come ha ben messo in rilievo la filosofa femminista e toerica della cyber-cultura Donna J. Haraway , il modello di soggettività "classico", quello che identificava il soggetto in generale con un particolare tipo umano: uomo, bianco, maschio, occidentale, eterosesuale, escludendo in questo modo tutti i soggetti "altri" . Allo stesso modo é necessario mettere in discussione anche la nozione "metafisica", di testo che sta alla base non solamente della cultra occidenta ma che è anche il cardine dei metodi tradizionali di produzione, trasmissione e divulgazione della cultura. La messa in discussione della nozione di autore, di testo e di proprietà intellettuale; la "scrittura in collaborazione" , resa possibile dai nuovi media telematici; la possibilità di permettere una accesso più democratico e soprattutto quantitativamente molte maggiore all'istruzione universitaria ed alla "cultura alta"; la possibilità di "mettere in rete" i centri univerisitari di formazione ed i nodi di produzione della cultura, rapresentano una possibilità concreta di aprire - come sotiene l'antropologo e massmediologo francese Pierre Lèvy - una nuova "spazio!" della civilizzazione, dopo lo "spazio della terra" e lo "sapzio delle merci", lo "spazio ipertestuale del sapere" . Uno spazio cognitivo dove attraverso i nuovi mezzi di comunicazione telematici cimentarsi nella costruzione di veri e propri intellettuali collettivi che attraverso il continuo scambio dei saperi e un processo ininterrotto di mediazione e di ridefinizione dei valori approdino a forme di democrazia in tempo reale. Ma un tale ottimismo, a volte esagerato, è proprio più dei tecnologi che dei teorici della critica.
I teorici post-moderni, infatti, in particolare Derrida sembrano essere attanagliati da una forma di nostalgica malinconia nostalgica, da una sorta di "estasi del negativo": la fine del soggetto della filosofia classica ottocentesca è, spesso vissuta e presentata come la fine del soggetto tout court, la fine della testualità lineare come la fine della testualità. Una impostazione critica che spesso confina con la sfiducia nella possibilità, dopo la decostruzione, dopo la demolizione critica dei modelli culturali esistenti, nella possibilità di costruire una modello alternativo. Alla malinconia della teorici della critica, fa da contraltare l'entusiasmo a volte eccessivo dei pionieri delle nuove tecnologie. Landow sembra, infatti, non ammettere limiti, nel prefigurare le nuova frontiere della testualità elettronica. Essa permetterebbe cioè di lasciarci alle spalle la nostaliga per un modello culturale che non regge alle sfide della post-modernità per dedicarci alla definizione di nuovi modelli plurali di produzione trasmissione diffusione del sapere. Nei capitoli di Hypertext, dedicati al problema della riconfigurazione della scrittura (capitolo quinto), della narrativa (capitolo 6) e della educazione (capitolo 7) Landow, esplora in dettaglio alcune di queste possibilità, mettendo in rilevo le potenzialità creative, euristiche, e didattiche delle applicazioni dei nuovi media agli studi letterari. Mettendo in rilievo in particolare le potenzialità eversive della scrittura e della didattica elettronica rispetto ai canoni ed ai paradigmi disciplinari tradizionali. Non é un caso che il volume si chiuda con un riflessione sulla politica dell'ipertesto, perché di un problema politico in ultima analisi si tratta: il problema di controlla il testo, e cioè nel caso del testo elettronico il problema di chi controlla i media elettronici di produzione, trasmissione e diffusione del sapere letterario e non. L'alternativa è tra un modello democratico ed uno autoritario o nella migliore delle ipotesi elitista o oligarchico: sfruttare le nuove tecnologie per ampliare la formazione l'educazione e le possibilità di messa in rete di culture ed esperienze differenti o trasformare le nuove tecnologie ipertestuali in uno strumento di controllo e di esclusione ? Una domanda senza risposta ma che scontorna un problema che diverrà centrale nelle nostre società neo-tecnologico ad alto tasso di interconessione elettronica: il problema del controllo democratico sui nuovi media della società dell'informazione. Infatti il modello a rete dell'ipertesto non si applica solamente al campo degli studi letterari ma tende a divenire un modello per l'insieme del corpo sociale.
Gli elementi della società contemporanea virtualizzata, infatti, - come ha notato Pierre Lévy nel suo Il virtuale - l'impresa, la cultura, l'informazione, le nuove comunità, sono come le lessie che compongono un ipertesto nella rete. Esse, in quanto virtuali, non sono più localizzabili con precisione, come lo erano nella loro solo solida fissità ed "attualità", ad esempio, le imprese fordiste. I mattoni di base della nostra società virtualizzata sono nomadi, dispersi e la pertinenza della loro posizione geografica, della loro materialità e fisicità è ridotta. Per questo il processo di virtualizzazione della nostra società può essere paragonato alla transizione dal testo all'ipertesto.
Il testo attuale il libro di carta che tengo in mano in questo momento ha una sua fisicità che occupa una porzione definita dello spazio fisico. Un ipertesto è la virtualizzazione di questo testo attuale. E' un organizzazione virtuale di lessie che possono di volta in volta attualizzarsi in una pluralità di lingue, di versioni e di edizioni, in una miriade di vesti grafiche e di percorsi di lettura che sono tutti virtualmente presente nella sua struttura ma mai attualmente presenti insieme al lettore.
Si tratta del processo di virtualizzazione di cui Lèvy parla e che vale tanto per il testo. Dal testo all'ipertesto, attraverso la mediazione delle tecnologie digitali, si passa dall'attuale al virtuale. L'ipertesto collocato nella rete telematica globale occupa virtualmente una porzione della rete della memoria di questo o di quel computer è deterritorializzato, è fuori dalla dimensione del "qui e dell'ora" così come la conosciamo e nello stesso tempo proprio questa sua virtualizzazione gli fornisce una possibilità di trasmissione, di comunicazione e di nuove forme di fruizione e di manipolazione, impensabili rispetto a quelle del testo tradizionale.
Si è aperto un nuovo spazio della scrittura, con i suoi rischi e le sue opportunità, che coincide e simbolizza ad un tempo la transizione dall'analogico al digitale di un'intera società.
Afferma Lévy: "Deterritorializzato, interamente presente in ciascuna delle sue versioni, delle sue copie, delle sue proiezioni, sprovvisto d'inerzia, ubiquitario abitatore del cyber-spazio, l'ipertesto contribuisce a produrre qua e là degli eventi di attualizziazioen testuale, di navigazione e di lettura. Solo questi eventi sono situati in senso proprio" .
Questa è, che ci piaccia o no la nuova realtà con la quale confrontarsi, non solo per ciò che riguarda lo statuto epistemologico dei testi, ma anche l'economia , la comunicazione, le relazioni comunitarie.
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