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IPERTESTO: UN NUOVO SPAZIO DELLA SCRITTURA



2. Un nuovo spazio della scrittura

Per introdurci alla comprensione del "fenomeno ipertesto" e cioè alla teoria degli ipertesti è necessario comprendere, come ha sostenuto lo studioso americano Jay David Bolter, che l'ipertesto apre di fronte a noi un nuovo "spazio della scrittura" . Per "spazio della scrittura" si intende qui ogni spazio sia esso fisico o visivo che sia circoscritto e definito da una tecnologia della scrittura. Tutte le forme di scrittura sono spaziali, dal momento che è possibile vedere e comprendere soltamente segni scritti che posseggano un'estensione in uno spazio bi o pluridimensionale. Ciascuna delle tecnologie della scrittura che si sono susseguite nel corso del tempo ci offre uno spazio fisico determinato che ha sue caratteristiche e che implica forme di creazione, produzione, trasmissione e diffusione del sapere differenti. Ogni "tecnologia della scrittura" stabilisce e delimita il suo spazio. Nelle più antiche forme di scrittura, lo spazio della scrittura era l'angusta superficie di una tavoletta di argilla, di una parete o di una stele di pietra . Nel mondo antico lo spazio dello scrivere era la parte interna di un rotolo continuo di papiro che lo scriba (egizio, greco o romano che fosse) divideva in colonne. Quando si passò al libro o manoscritto papiraceo lo spazio della scrittura divenne più articolato e composito . All'interno di uno scriptorium medievale, dopo la sostituzione del papiro con la pergamena, il monaco organizzava il suo spazio della scrittura all'interno dell'ampia pagina di pergamena bianca che pazientemente riempiva di testi e di glosse, commenti e ed immagini : articolando la forma di quello che sarebbe, con l'invenzione della stampa, divenuto il bozzolo della struttura del libro moderno. Quando progressivamente la carta (ricavata dagli stracci) sostituì la pergamena, essa, più facile da produrre in maggiori quantità, permise di rispondere in maniera più adeguata alla crescente domanda di testi scritti . Con la rivoluzione della stampa, la rivoluzione di Guttemberg, per il tipografo moderno,

lo spazio è la superficie bianca sulla pagina, specialmente quella contenuta in un volume rilegato .

Per il lettore della "tarda età della stampa" lo spazio della lettura e della scrittura si sta sempre più trasformando nello schermo di un computer su cui appare il testo e nella memoria digitale elettronica in cui esso è immagazzinato. Il testo sta perdendo la sua fisicità si sta trasformando in una entità virtuale , una sequenza ordinata di 0 e di 1 che vengono poi ritradotti in significanti a noi familiari solo attraverso l'uso di un hardware e di un software specifico. E sempre più attraverso la digitalizzazione del patrimonio culturale dell'umanità che è tumultuosamente in atto i testi ci si presentano in una forma differente come reti di significanti che compaiono sullo schermo e attraverso i quali possiamo muoverci con un "clik" del mouse del nostro computer. Si stà realizzando, nella pratica quotidiana e come un fenomeno poco osservato, soprattutto in Italia, una vera rivoluzione che va sotto il nome di ipertestualizzzione dei saperi. L'ipertesto stà divenendo la nuova "tecnologia caraterrizzante" della nostra epoca e la rivoluzione cui stiamo andando incontro è paragonata da molti teorici a quella di Gutemberg, all'introduzione della stampa a caratteri mobili. Senza entrare nel merito del realismo di queste previsioni è chiaro che il passaggio dal testo all'ipertesto, come ogni rivoluzione nella tecnologie comporta una ridefinizione dell'insieme delle modalità di produzione e trasmissione del sapere.

Non occorre essere degli esperti di informatica per comprendere come lo spazio di scrittura del computer è molto differente da quello di un testo a stampa. Ma quali caratteristiche incarna la nuova tecnologia della scrittura che va sotto il nome di "Ipertesto"?

In primo luogo forniamo una definizione di questo concetto è poi occupiamoci di analizzare le differenze tra il precedente spazio della scrittura, il libro a stampa e l'ipertesto.



Una definizione di hypertesto »
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