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LA FILOSOFIA NELLA RETE: I PROBLEMI DELL'INDIVIDUO E DELLA COMUNITÀ' NELL'ETÀ' DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE



3. Dal corpo virtuale alla comunità virtuale: l'orizzonte dell'intelligenza collettiva

L'approccio di Haraway alla questione dell'identità sessuale e soggettiva pone in termini radicali anche il problema del rapporto con l'Altro e ci permette di introdurre l'ultimo squarcio sulla cultura cyber che intendiamo proporre: la reimpostazione del tema della comunità. Il problema che si pone Haraway è quello di stabilire quali forme di intersoggettività permettano di avvicinarsi all'Altro senza oggettivarlo o ridurlo a livelli di alterità antagonistica. Si tratta di applicarsi alla costruzione di una comunità ideale virtuale che si configura come una rete e si incarna nella metafora della rete: essa non indica solo una disposizione e un atteggiamento nei confronti del potere e del sapere così come della loro gestione (un atteggiamento molteplice, che tesse una rete di rapporti invece che dominare direttamente) ma anche una modalità di relazioni comunitarie che si fonda non sull'appartenenza ad una classe o ad un ideologia comune ma su di una "rete di affinità".
Per comprendere questa reimpostazione della nozione di comunita' prendiamo in considerazione la descrizione e l'analisi della comunità virtuale che fornisce l'antropologo e massmediologo francese Pierre Lévy, noto in Italia per il testo Le tecnologie dell'intelligenza e di cui è stato recentemente tradotto il volume L'intelligenza collettiva .
A parere di Lévy, le nuove autostrade elettroniche, il multimedia, le realtà virtuali configurano un rilevante mutamento di paradigma e l'apertura di uno spazio antropologico nuovo, lo spazio del sapere, che coincide con la possibile ed auspicata messa in comune dell'immaginazione e delle conoscenze presenti nella società. La precedente fase della civiltà umana era caratterizzata secondo Lévy come spazio delle merci o spazio mediatico: "nello spazio della riproduzione, della diffusione, della variazione indefinita, i segni non richiamano pi- le cose che designano nŠ gli esseri che li proferiscono. (...). Non solo il segno non rimanda alla cosa assente, ma non può nemmeno pi- ricondurre all'inizio della serie, all' "originale" perché, nello spazio delle merci, il segno non è che un effetto di registrazione, di riproduzione, di diffusione: solo all'interno del circuito Š segno". Ora i nuovi media telematici ci offrono la possibilità di uscire dalla autoreferenzialità del segno. Lo spazio del sapere, introdotto da Lévy, non è altro, infatti, che lo spazio virtuale aperto dalla nuove tecnologie: in questo spazio gli intellettuali collettivi possono, attraverso una nuova forma di comunicazione diretta e in tempo reale, superare la trascendenza del segno. Le nuove tecnologie permettono, infatti, di ricostruire uno spazio virtuale di comunicazione immanente nel quale soggetti collettivi ricostruiscano il sapere come continuum vivente in costante mutazione. L'ideale molare della soggettività nell'epoca della società delle merci è incarnata dal soggetto assoluto e totalizzante di Hegel. I soggetti nomadi ed ontologicamente aperti che popolano lo spazio del sapere incoraggiano invece processi di soggettivazione molecolari, attenti alla differenze individuali ed aperti alla costruzione collettiva di un nuovo spazio di sapere liberato dalla tirannia del segno del simulacro. Tale svolta Š resa possibile da un mutamento di paradigma dell'universo tecnologico.
Dalle tecnologie molari, che si rivolgono ad "individui massa" uno identico all'altro e che considerano i loro oggetti e i loro prodotti in blocco e alla cieca - pensiamo al rapporto nelle società di massa tra individuo e classe; ma anche tra messaggio televisivo e utente; - si sta passando a tecnologie molecolari, che evitano la massificazione e agiscono sui propri oggetti a livello di micro-strutture. Pensiamo alle biotecnologie - che intervengono ad esempio sulla malattia a livello genetico - o ai media telematici che non si accontentano come i mass-media tradizionali di riprodurre messaggi ma consentono un'interazione attiva tra produttore e ricettore.
Il discorso di Lévy è in linea con la riflessione sulla comunità di Haraway. Anche a livello sociale esiste a parere di Lévy la possibilità di passare da una gestione molare del potere e della conoscenza ad una gestione molecolare, che valorizzi le differenze e le individualità ricomponendole in una comunità della politica e dei saperi più democratica e più attenta. Così anche il rischio prospettato da Kroker e Weinstein di una definitiva de-umanizzazione dell'uomo di scontra con la possibilità, offerta dalle reti telematiche, di costruire a fronte dell'utopia negativa del cammino verso il nulla, un'utopia positiva che, sfruttando le potenzialità offerte dalle tecnologie molecolari, costruisca un futuro postmoderno a misura dell'uomo postmoderno .


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