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LA FILOSOFIA NELLA RETE: I PROBLEMI DELL'INDIVIDUO E DELLA COMUNITÀ' NELL'ETÀ' DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE



2. Le nuove soggettività: l'individuo e il corpo cyber

Un approccio radicalmente differente al problema della soggettività e dell'individuo in rapporto alle nuove tecnologie Š quello offerto dagli studi di un gruppo di filosofe e storiche della scienza statunitensi legate al dipartimento di History of Conciousness dell'Università di Santa Cruz in California. Un gruppo che intreccia strettamente la ricerca filosofica con l'impegno politico nel movimento femminista; un gruppo che è stato definito e si autodefinisce cyber-femminista.
La personalità di maggior rilievo è la storica della filosofia e della scienza Donna Haraway. Allieva di Canguillem e di Foucault è autrice tra l'altro di un volume dal titolo Manifesto Cyborg che sintetizza le sue posizioni teoriche.
La filosofia di Harway si propone tre obiettivi fondamentali :
  1. offrire una cartografia, una descrizione ragionata e motivata politicamente della situazione socio-politica attuale;
  2. proporre una ridefinizione della soggettività e della soggettività femminista in particolare collegata allo sviluppo di una coscienza critica nei confronti della tecnologia;
  3. ridefinire i termini del dibattito sull'oggettività
  4. scientifica in rapporto ai saperi situati.
Prendiamo in considerazione il secondo di questi obiettivi teorici: per Haraway la soggettività' nell'epoca del capitalismo post-industriale si definisce come sintesi di uomo e macchina, un soggetto non pi- solamente umano e rinchiuso nei limiti del corpo fisico ma un soggetto tecno-umano che abita tanto il corpo quanto la sua estensione elettronica: il cyborg. "Un cyborg è un organismo cibernetico, un ibrido di macchina e organismo, una creatura che appartiene tanto alla realtà sociale quanto alla fiction" .
Tutti noi siamo cyborg nel momento in cui affidiamo i nostri atti comunicativi o cognitivi alla tecnologia: ai computer per esprime il nostro pensiero, alle reti telematiche per divulgarlo, ai dischi ottici per conservarlo e trasmetterlo; o quando ricorriamo a inserti elettronici -i pace-maker o le protesi uditive - per conservare o sviluppare la nostra stessa vita corporea. Viviamo in un epoca che sta realizzando e oltrepassando, attraverso l'utilizzo sempre più spinto delle tecnologie informatiche e delle biotecnologie i sogni visionari della fantascienza. I robot intelligenti -Daniel Oliwav - di Asimov , la Rachel replicante di Blade runner o i cow-boy cybernetici di William Gibbson stanno diventando parte della nostra carne.
Sulla base di questo nuovo modello di soggettività deve essere impostato, a parere di Haraway, il ragionamento sul soggetto nell'epoca della nuove tecnologie.
Il cyborg, infatti è una figurazione non tassonomica della realtà attuale. Un modello teorico per leggere il rapporto tra uomo, tecnologie e potere alle soglie del terzo millennio.
Per Haraway infatti esiste una possibilità per sfuggire al nihilismo della tecnica paventato ad esempio da Kroker e Weinstein e questa possibilità sta nel guadagnare la consapevolezza che proprio la contrapposizione tra un passato edenico e un presente alienato e incamminato verso il nulla costituisce il motore del nihilismo.
Il mito di una soggettività compiuta e perfetta ci condanna. Possiamo affermare seguendo il ragionamento di Haraway che non Š mai esistita una soggettività piena, compatta, definita ontologicamente come essere stabile: essa Š un mito del logocentrismo metafisico occidentale.
La possibilità di uscire da una visone nihilistica del soggetto e della tecnica sta nell'accettare la de-naturalizzazione dell'uomo, il fatto che le immagini della soggettività si costituiscono storicamente nell'intreccio delle componenti culturali e tecnologico-scientifiche che determinano le coordinate strutturali di ogni epoca. La scelta di Haraway è quella di radicalizzare con Canguillem e Foucault l'abbandono della distinzione natura-cultura a favore di un ragionamento sul biopotere che vede il soggetto come organismo che ha corpo, entità bioculturale e biotecnologica per eccellenza, sfruttando in positivo le opportunità che questo mutamento di paradigma comporta. L'identità cyborg, insieme alle possibilità di conoscenza e di comunicazione che l'assunzione di questa identità comporta per le minoranze discriminate, in primis per le donne, rappresenta una modalità di affrancamento e di liberazione. Un mondo di bio-corpi tecnologici, coscienti di questa condizione, Š anche una mondo che lascia alle spalle i depositi di violenza e di intolleranza che caratterizzavano il vecchio paradigma della soggettività. Il soggetto moderno si definisce come Occidentale, bianco e maschio, il nuovo soggetto cyborg che abita il nuovo spazio antropologico delle reti telematiche trova nella tecnologia una modalità di affrancamento da questi stereotipi.
Come durante una "navigazione" sulla rete un individuo perde le sue caratteristiche di genere, nazionalità, sesso e può assumere all'interno di una conversazione identità differenti definite solamente dalla sua volontà, così ‚ possibile immaginare per Haraway un'estensione alla sfera politica ed economica di questa forma di rivoluzione digitale. E' dunque necessario accettare fino in fondo la condizione postmoderna assumendo responsabilità del corpo virtuale che ci caratterizza: un corpo che è incrocio di molteplici e mutevoli codici di informazione, dal codice genetico fino a quelli dell'informatica. Un corpo virtuale, un soggetto di nuovo genere che non si caratterizza più per il suo essere uomo o donna, uomo o macchina, ma sintesi postmoderna di una nuova forma di soggettività che in quanto sganciata dalla storia delle opposizioni storiche uomo/donna uguale/diverso può fondare le regole di una nuova comunità, che grazie al rapporto con la tecnologia può superare i dualismi del passato.


Dal corpo virtuale alla comunità virtuale: l'orizzonte dell'intelligenza collettiva »
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