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DALL’INDIVIDUO VIRTUALE ALLA COMUNITÀ PERSONALE. INDIVIDUO E COMUNITÀ ALLE SOGLIE DELL’ERA CYBER.



3 Conclusioni: da Nancy a Scheler

La rete consente, e probabilmente consentirà massicciamente in futuro, la costituzione di comunità liminali, o virtuali, o "limite", quantomai adatte a costruire una tra le forme pratiche di un umanesimo postmoderno. Consapevoli della crisi della categoria di soggetto, si tratta dunque di ripensare il concetto di comunità. Per avviare tale operazione a livello teoretico possono tornare utili alcune considerazioni che Jan-Luc Nancy compie nel suo recente libro La comunità inoperosa . A parere di Nancy il radicale essere finito dell'uomo può esprimersi nella formula "l'esistenza è senza essenza": l'essere umano, così come qualsiasi altro esistente, in quanto esiste è in se stesso "di passaggio", è transitivo, ovvero radicalmente "esposto": "Essere-a-sé è essere-all'-esposizione. E' essere-ad-altrui, se "altrui" declina insomma "in sé e per sé" la declinazione di sé. Tutta l'ontologia si riduce a questo essere-a-sé-ad-altrui. In esso l'essenza non è che, transitivamente, l'esposizione della sua sussistenza ... E' ciò che si trascriverà dicendo: non c'è la comunione, non c'è essere comune, c'è essere in comune. Tutta l'ontologia, dal momento che è questa logica dell'essere in sé come essere a sé, si riduce così all'In-comune dell'a-sé" . In altri termini, secondo Nancy non si dà un "soggetto" che entra in relazione con altri, bensì una singolarità che "compare", e compare solo, nella comunità, e ancora non si dà un essere comune da realizzare attraverso l'opera, per esempio l'opera della politica, bensì una comunità più originaria dell'individuo e quindi dei legami sociali che questo istituisce. La comunità c'è quando singolarità si espongono e, restando tali, condividono la loro esposizione. Si tratta di una "logica del limite", scrive Nancy, "logica di ciò che non appartiene né al puro dentro, né al puro fuori" , logica che caratterizza l'essere-con, il quale si colloca "fra la disgregazione della "folla" e l'aggregazione del "gruppo", e l'una e l'altro sono in ogni momento possibili, virtuali, prossimi: Questa sospensione caratterizza l'"essere-con": un rapporto senza rapporto, un'esposizione simultanea al rapporto e all'assenza di rapporto" .
Si noti che tale essere-con, o comunità limite, consiste nella priorità della relazione rispetto alla soggettività: "L'in (il con, il cum latino dell "comunità") non indica alcun modo della relazione, se la relazione deve essere posta tra due termini già presupposti, tra due esistenze date. Indica piuttosto un essere in quanto relazione, identico all'esistenza stessa: alla venuta all'esistenza dell'esistenza" . Ora proprio seguendo a ritroso il filo di questo relazionismo radicale si potrebbe a questo punto accennare, a livello di archeologia, alle tradizioni di pensiero più interessanti per rivisitare il tema comunità in rapporto ai linguaggi dei saperi scientifico-tecnici. Un autore che merità senz'altro un accostamento non superficiale è a nostro avviso Max Scheler, le cui riflessioni potrebbero, passate attraverso il fuoco della crisi dell'idea di "soggetto" e dell'avvento delle nuove tecnologie, risultare ancora utili per un rinnovato modello di personalismo comunitario. Ovviamente a questo punto il discorso dovrebbe aprirsi, ma si può accennare alle pagine cruciali della terza parte di Essenza e forme della simpatia, intitolata L'Io altrui, in cui Scheler pensa la comunità come fattore interno dell'uomo, intrascendibile e sempre presente, per cui "l'Io è solo un membro del Noi ... il Noi è un membro necessario dell'Io" .
Non sembra quindi impossibile che alcuni degli spunti offerti dalla riflessione contemporanea sulle nuove tecnologie possano far riemergere in una contesto postmoderno l'ideale della soggettività e della persona che veniva proposto dalla fenomenologia personalista di Scheler. Com'è noto, Sheler definisce la persona come forma unitaria in cui la sfera spirituale può concretarsi, cioè come unità ontologica concreta degli atti spirituali. Con il termine "sfera spirituale" e atto spirituale Scheler intende sottolineare la trascendenza della persona rispetto alla sfera biologica (la sfera organico-sensibile, vitale e psichica) e la sua apertura all'altro da sé. Lo "spirito" è per Scheler un insieme di attività di natura intenzionale che superano il dato per riferirsi a significati a priori potenzialmente realizzabili nella prassi. In quanto essere spirituale l'uomo è "persona", cioè apertura al mondo che può svincolarsi dalla dipendenza organico-vitale e può configurarsi come assoluta irriducibilità a oggetto tra gli oggetti.
Ora alcuni degli spunti del discorso scheleriano possono, con le debite cautele, connettersi al ragionamento sviluppato da Haraway: non più uomo o donna con il deposito storico che queste nozioni implicano, ma persona che si muove nello spazio di libertà offerto dalle nuove tecnologie; un nuovo soggetto che svincolato dal peso della tradizione costituisce una soggettività definita non ontologicamente ma nella concreta prassi, e cioè dalle esperienze determinate che via via viene compiendo nella rete di relazioni sociali e politche in cui è inserito. Un soggetto definito dai suoi diritti di cittadinanza (virtuale e sociale), aperto ontologicamente all'altro, al tu del dialogo. Un compito attuale per la riflessione è l'impegno affinché le nuove tecnologie - come sostiene Lévy - portino alla costruzione di una nuova possibilità di dialogo e di comunità, una comunità aperta e plurivoca dove, contro ogni ipotesi nichilistica, il valore della differenza diventi il valore centrale.


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