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DALL’INDIVIDUO VIRTUALE ALLA COMUNITÀ PERSONALE. INDIVIDUO E COMUNITÀ ALLE SOGLIE DELL’ERA CYBER.



2.2 Le nuove soggettività: l'individuo e il corpo cyber

L'immagine che esce dal quadro della soggettività fornito da Kroker e Weinstein è l'immagine di un individuo preso nel vortice, nel gorgo degli eventi linguistici e per così dire tecno-linguistici, trasformato in segno ricombinante che perde il suo legame con il "corpo proprio" e con la sua stessa umanità. Un individuo dominato dalla tecnologia e della tecnica - intesa heideggerianamente come supremo esito del nichilismo -; dove la tecnica distrugge l'individualità stessa riproponendola come simulacro elettronico.
Un approccio radicalmente differente al problema della soggettività e dell'individuo in rapporto alle nuove tecnologie è quello offerto dagli studi di un gruppo di filosofe e storiche della scienza statunitensi che lavorano al dipartimento di History of Conciousness dell'Università di Santa Cruz in California, un gruppo che intreccia strettamente la ricerca filosofica con l'impegno politico nel movimento femminista, e che è stato definito e si autodefinisce cyber-femminista. La personalità di maggior rilievo di tale gruppo di ricercatori è la storica della filosofia e della scienza Donna Haraway. Allieva di Canguillem e di Foucault è autrice tra l'altro di un volume dal titolo Manifesto Cyborg che sintetizza le sue posizioni teoriche.
Il contesto da cui nascono le riflessioni di Haraway sulle nuove tecnologie è insieme una riflessione teorica sul rapporto tra filosofia, politica e scienza e una presa di posizione militante interna al dibattito sulla filosofia della differenza. Il cyber-femminismo, infatti, è un movimento di pensiero, ma anche una forma di attività politica, che si propone di utilizzare le nuove tecnologie cibernetiche in favore dell'emancipazione della donna e di tutte le minoranze discriminate.
Più in dettaglio la filosofia di Harway si propone tre obiettivi fondamentali :

  1. offrire una cartografia, una descrizione ragionata e motivata politicamente della situazione socio-politica attuale;
  2. proporre una ridefinizione della soggettività e della soggettività femminista in particolare collegata allo sviluppo di una coscienza critica nei confronti della tecnologia;
  3. ridefinire i termini del dibattito sull'oggettività scientifica in rapporto ai saperi situati.

Ci occuperemo qui in particolare del secondo punto, quello relativo alla ridefinizione del tema della soggettività, tema che può essere affrontato secondo Haraway solo a partire dalla constatazione che la nostra epoca - che Haraway seguendo Frederic Jameson e Jean Francoise Lyotard definisce "postmoderna", ovvero un tardo capitalismo post-industriale - è caratterizzata da una ristrutturazione delle strutture produttive che conduce a una nuova distribuzione di ruoli tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo: i primi si limitano a vendere ed esportare informazione, tecnologie dell'informazione e modelli culturali; i secondi sono fermi a un modello industriale tardo ottocentesco. In questo contesto dominato da una sempre più stretta integrazione tra forme sociali e tecnologie dell'informazione si sta affermando una nuova forma di soggettività.
Per Haraway tale soggettività si definisce come sintesi di uomo e macchina: emerge un soggetto non più solamente umano e rinchiuso nei limiti del corpo fisico ma un soggetto tecno-umano che abita tanto il corpo quanto la sua estesione elettronica: il cyborg. "Un cyborg è un'organismo cibernetico, un ibrido di macchina e organismo, una creatura che appartiene tanto alla realtà sociale quanto alla fiction" .
Tutti noi siamo cyborg nel momento in cui affidiamo i nostri atti comunicativi o cognitivi alla tecnologia: ai computer per esprimere il nostro pensiero, alla televisione o alle reti telematiche per divulgarlo, ai dischi ottici per conservarlo e trasmetterlo; o quando ricorriamo a inserti elettronici - i pace-maker o le protesi uditive - per conservare o sviluppare la nostra stessa vita corporea. Viviamo in un epoca che sta realizzando e oltrepassando, attraverso l'utilizzo sempre più spinto delle tecnologie informatiche e delle biotecnologie i sogni visionari della fantascienza. I robot intelligenti - Daniel Oliwav - di Asimov , la Rachel replicante di Blade runner o i cow-boy cybernetici di William Gibbson stanno diventando parte della nostra carne.
Sulla base di questo nuovo modello di soggettività deve essere impostato, a parere di Haraway, il ragionamento sul soggetto nell'epoca della nuove tecnologie. Il cyborg, infatti è una figurazione non tassonomica della realtà attuale. Un modello teorico per leggere il rapporto tra uomo, tecnologie e potere alle soglie del terzo millennio. Per Haraway infatti esiste una possibilità per sfuggire al nichilismo della tecnica paventato da Kroker e Weinstein e questa possibilità sta nel guadagnare la consapevolezza che proprio la contrapposizione tra un passato edenico e un presente alienato e incamminato verso il nulla costituisce il motore del nichilismo.
Il mito di una soggettività compiuta e perfetta ci condanna. Secondo Haraway non è mai esistita una soggettività piena, compatta, definita ontologicamente come essere stabile, essa è piuttosto un mito del logocentrismo metafisico occidentale. La possibilità di uscire da una visone nichilistica del soggetto e della tecnica sta nell'accettare - sostiene Haraway seguendo Foucault - la de-naturalizzazione dell'uomo, il fatto che le immagini della soggettività si costituiscono storicamente nell'intreccio delle componenti culturali e tecnologico-scientifiche che determinano le coordinate strutturali di ogni epoca.
Ora, come sostiene Rosi Braidotti nel suo saggio introduttivo a Manifesto Cyborg, la tecnologia non deve essere vissuta come un "a priori opposto e nemico all'umanità o alle scienze umane. E' come se un antropomorfismo primitivo pervadesse l'universo della tecnica: tutti gli strumenti tecnologici sono dunque prodotti dell'immaginazione creativa umana, copiano e moltiplicano le capacità potenziali del corpo. La tecnologia adempie al destino degli umani in modo tanto intimo che l'organico e il tecnico si completano e si adattano a vicenda" . La scelta di Haraway è quella di radicalizzare, sulla scorta di Canguillem e Foucault, l'abbandono della distinzione natura-cultura a favore di un soggetto concepito come entità bioculturale e biotecnologica insieme, sfruttando in positivo le opportunità che questo mutamento di paradigma comporta.
L'identità cyborg, insieme alle possibilità di conoscenza e di comunicazione che l'assunzione di questa identità comporta per le minoranze discriminate, in primis per le donne, rappresenta una modalità di affrancamento e di liberazione. Vediamo in che senso:
un mondo di bio-corpi tecnologici, coscienti di questa condizione, è anche una mondo che lascia alle spalle i depositi di violenza e di intolleranza che caratterizzavano il vecchio paradigma della soggettività. Il soggetto moderno si definisce come Occidentale, bianco e maschio, il nuovo soggetto cyborg che abita il nuovo spazio antropologico delle reti telematiche trova nella tecnologia una modalità di affrancamento da questi stereotipi. Come durante una "navigazione" sulla rete un individuo perde le sue caratteristiche di genere, nazionalità, sesso e può assumere all'interno di una conversazione identità differenti definite solamente dalla sua volontà. Così è possibile immaginare per Haraway un'estensione alla sfera politica ed economica di questa forma di rivoluzione digitale.
E' dunque necessario accettare fino in fondo la condizione postmoderna assumendo responsabilità del corpo virtuale che ci caratterizza: un corpo che è incrocio di molteplici e mutevoli codici di informazione, dal codice genetico fino a quelli dell'informatica. Un corpo virtuale, un soggetto di nuovo genere che non si caratterizza più per il suo essere uomo o donna, uomo o macchina, ma sintesi postmoderna di una nuova forma di soggettività che in quanto sganciata dalla storia delle opposizioni storiche uomo/donna uguale/diverso può fondare le regole di una nuova comunità, che grazie al rapporto con la tecnologia può superare i dualismi del passato
E' questa la sfida che Haraway pone in primo luogo al movimento delle donne, antagonista al patriarcato capitalista bianco e alla sua "informatica del dominio". Il movimento delle donne ha spesso posto l'accento, per rimarcare la soggettività femminile, sulla differenza. La filosofia della differenza scomponeva l'universale in due: il maschile e il femminile, considerando le due parti come coese, fondate e unitarie. Il cyber-femminismo, in questo vicino al decostruzionismo, vuole portare più a fondo la decostruzione dei soggetti tradizionali. L'emancipazione della donna non sta quindi per Haraway nel rimarcare la differenza, ma nella lotta per abolire la differenza fino alla costruzione di un "mondo senza genere e senza genesi".
Il pensiero della differenza ha costruito genealogie femminili da opporre al soggetto fallo-logo-centrico maschile. Per Haraway le nuove tecnologie offrono una possibilità diversa al movimento delle donne, come a tutti gli uomini: quella di ripensare la soggettività in termini di cyborg. Un nuovo soggetto, multiplo e denaturalizzato, tecno-culturale e consapevole di questa sua natura altra, che incorpora la scissione e la diversità ma che proprio per questo se ne emancipa. Il cyborg rappresenta una nuova fase della comune umanità, incarna l'accettazione della tecnologia - in opposizione all'atteggiamento nihilistico di Kroker e Weinstein - e il suo utilizzo per superare vecchie opposizioni e steccati ideologici, siano essi legati alla contraddizione di genere che a quella di classe. Il cyborg è in questo senso una figurazione tassonomica della soggettività contemporanea, aperta, frammentata, che si compone della sua parte umana e del tecno-corpo, e che è in contatto con la rete ma utilizza questa apertura e frammentazione come strumento politico ed etico.
Nel caso di Haraway la scelta è chiara: l'identità cyborg, con la sua accettazione delle nuove tecnologie, diviene uno strumento di smascheramento nei confronti delle ideologie dominanti. Essa, nel suo essere "senza origine e senza genere", rappresenta una forma di identità capace di promuovere il multiculturalismo e la diversità, di valorizzarli e di affermarli come valori. In quanto cyborg ogni soggettività è infatti plurivoca e in quanto tale libera.


Dal corpo virtuale alla comunità virtuale: l'orizzonte dell'intelligenza collettiva »
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