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I saggi



DALL’INDIVIDUO VIRTUALE ALLA COMUNITÀ PERSONALE. INDIVIDUO E COMUNITÀ ALLE SOGLIE DELL’ERA CYBER.



2.1 L'individuo preso nella rete: la volontà di virtualità e il simulacro post-umano

Kroker e Weinstein , due autori molto noti come teorici della cyber-cultura, ora anche in Italia grazie alla pubblicazione del loro volume Data Trash, sostengono che l'affermarsi delle reti telematiche e la "virtualizzazione" dei saperi da essa operata non sia altro che uno dei frutti ultimi del cammino del nichilismo. A partire dal giudizio heideggeriano sulla tecnica come culmine del nichilismo occidentale Kroker e Weinstein (la loro riflessione si inserisce a pieno titolo nella tradizione del pensiero decostruzionista nella linea che recepisce negli Stati uniti il pensiero di Heidegger e Nietzsche attraverso la lettura di autori come Paul De Man e Jaques Derrida) interpretano la rivoluzione digitale come l'ultimo passo della crisi della soggettività e considerano l'uomo contemporaneo come destinato a soccombere al predomino di una tecnica sempre più pervasiva e imperante. A partire da questi presupposti - integrati da un analisi socio-politica di stampo neo-marxiano - Kroker e Weinstein conducono un'analisi impietosa dell'impatto teorico ed ideologico delle nuove tecnologie digitali e della realtà virtuale.

La progressiva digitalizzazione dell'archivio dell'esperienza storica e dei saperi costituirebbe l'esito più tragico della cultura nihilistica. La nietzschiana volontà di potenza si traduce, infatti, nella contemporanea "volontà di virtualità". Volontà, cioè, di superare i limiti della soggettività umana, la sua corporeità finita e caduca in un soggetto virtuale infinitamente replicabile e manipolabile che acquisirebbe in questo modo l'immortalità ma perderebbe definitivamente le sue caratteristiche umane. La "volontà di virtualità" realizzerebbe così il cammino verso il nulla nietzschiano. Il super-uomo o l'oltre-uomo si realizzerebbe concretamente nel mondo digitale e la carne e il sangue dell'umanità reclinante verrebbero trasferite in memorie al silicio eternamente replicabili e ricombinabili.

Inoltre Weinstein e Kroker intrecciano il ragionamento teoretico con un'analisi economico-politica che radicalizza l'impostazione e lo schema di lettura della rivoluzione digitale offertoci da Jeremy Rifkin nel suo fortunato saggio La fine del lavoro . A partire, infatti, dall'accettazione di una concezione marxiana dello sviluppo delle forze produttive Kroker e Weinstein leggono la transizione economica contemporanea come transizione dall'economia della merce - dal feticismo della merce - all'economia della merce virtuale - il feticismo della merce virtuale ricombinante -La classe virtuale, postmoderno esito del capitalismo industriale avrebbe, secondo le analisi di Kroker e Weinstein, tutto l'interesse ad accelerare indefinitamente il processo della virtualizzazione in modo da poter estrarre dall'individuo di carne e sangue i dati in esso contenuti e per potere, attraverso un'alienazione totale della sua stessa essenza, riutilizzare i dati contenuti della sua corporeità per la indefinita produzione di merci ricombiananti da vendere sul mercato virtuale dell'umanità dell'alienazione virtuale.

Ora, la paradossalità di questa tesi non deve non deve far dimenticare l'acutezza di alcune analisi di Kroker e Weinstein che è importante qui rimarcare:

  1. contro l'entusiasmo dei tecno-utopisti che vedono nella digitalizzazione del patrimonio delle conoscenze e nelle nuove possibilità di comunicazione e di scambio di informazioni e di saperi offerta dalle nuove tecnologie la possibilità di una nuovo Rinascimento, Kroker e Weinstein evidenziano il rischio di una tecnocrazia digitale dominante che utilizzi il mezzo elettronico non come moltiplicatore delle libertà ma come strumento di controllo e di asservimento.
  2. Il ragionamento di Weinstein e Kroker è tanto più interessante in quanto mette in rilievo la possibilità che le reti telematiche costituiscano non tanto uno strumento di diffusione dei saperi (cosa che certamente sono) quanto piuttosto uno strumento di "mietitura" e raccolta di dati, altrimenti racchiusi nei limiti della mente e dei corpi individuali o nei libri, che tuttavia non sono immediatamente fungibili come i dati un di data base relazionale. La rete, nella visione - sicuramente eccessivamente catastrofista - di Weinstein e Kroker diverrebbe uno strumento da parte dei poteri forti economici, di schedatura e raccolta di dati ed esperienze, immaginazioni ed idee individuali, che potrebbero essere agevolmente rimesse in circolazione sotto altro nome e sfruttate a fini economici o di potere.
  3. Weinstein e Kroker mettono in guardia dalle modificazioni del comportamento individuale che potrebbero essere indotte dall'utilizzo delle realtà virtuali, intese quali strumenti di alienazione e di perdita dell'esperienza individuale: come accade nei romanzi cyberpunk di William Gibson, è possibile ipotizzare una forma più sottile del controllo delle coscienze rispetto a quella generata dai mass media correnti, come la televisione (a questo proposto l'ultimo libro di Baudrillard Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà si muove sulla stessa linea di riflessione), cioè la riproduzione a fini commerciali, di evasione o di controllo sociale di realtà virtuali alternative o sostitutive di una condizione sociale indesiderabile.

In conclusione, Kroker e Weinstein interpretano in una prospettiva post-nietzschiana l'affermarsi della virtualizzazione della società come esito ultimo del cammino del nichilismo che attraverso le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie porta a compimento la fine-dissoluzione della soggettività e dell'individuo in un universo di simulacri immateriali infinitamente ricombinanti.


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