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APOCALITTICI O INTEGRATI: PER UNA FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE
Paolo FERRI
Nell'ambito del "Seminario permanente: saperi umanistici e nuove tecnologie", che si svolge da circa un anno allo IULM di Milano mi propongo di presentare alcuni risultati di una ricerca sulla "filosofia della rete e sulla rete" e cioè di tratteggiare alcune linee forza del dibattito in corso sulla "cyber-culture", a partire dalle posizioni recentemente espresse da Jean Baudrillard nel suo ultimo volume, Il delitto perfetto recentemente pubblicato in Italia.
A questo dibattito prendono o hanno preso parte intellettuali di che fanno riferimento a differenti campi del sapere umanistico: dalla filosofia (Baudrillard, Deleuze, Virillo e Guattari), alla sciologia della cultura (Pierre Levy), alla teoria letteraria (Landow e Delany), alla teoria sociale e politica (Rifkin e Kroker), alla riflessione epistemologica e sulla teoria del gender (Haraway). Ciò che accomuna i differenti approcci disciplinari di questi autori è la convinzione che la "mediatizzazione" dei saperi e della società, il passaggio dalla galassia Gutenberg all'era delle autostrade digitali, imponga un radicale ripensamento di alcune nozioni fondamentali della nostra tradizione culturale e filosofica: citandone in disordine alcune, nihilismo, soggetto, autore, comunità, corpo, testo, tradizione, tecnica, azione politica. Nozioni "pesanti" che identificano rispettivamente campi e prospettive di ricerca.
Nella loro trascrizione digitale, infatti, questi concetti subiscono, una torsione e una deformazione di grande rilievo, come dimostrano ad esempio le analisi sulla nozione di "corpo-cyborg" condotte da Donna Haraway e dal suogruppo ricerca, quelle sul concetto di comunità virtuale sviluppate da Pierre Levy o la riflessione sul tema dell'"ipertesto" proposta da Landow e Delany.
Si tratta di nozioni fondative della nostra tradizione culturale e filosofica che reinterpretate alla luce delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie estendono, modificano o ridefiniscono il loro campo semantico e la loro sfera di applicazione.
Nel mio intervento approfondirò uno dei temi di questo dibattito e cioè la tesi di "apocalittica" ed ironica insieme di Jean Baudrillard secondo la quale lo sviluparsi della tecnologia informatica e il progressivo processo di digitalizzazione dell'archivio dei saperi e dell'esperienza umana conduce ad un vero e proprio delitto, il delitto perfetto appunto. Il mondo degli oggetti e della vita paradossalmente sarebbe destinato a sparire a favore del suo simulacro virtuale. A parere di Baudrillard portando a compimento in questo modo il cammino del nihilsmo filosofico. La virtualizzazione dei saperi, dei corpi e delle conoscenze come manifestazione e disvelamento del significato nhilistico della filosofia occidentale. Nella discussione di questa tesi la prospettiva di Baudrillard sarà messa confronto con quella di autori meno apocalittici e più "integrati" quali Pierre Levy, Donna Haraway, e Geoerg P. Landow che per contro mettono in rilevo il potenziale significato anti-nihilistico e "progressivo" dell'accettazione consapevole del "nuovo" che la rivoluzione digitale porta con sé.
APOCALYPTIC OR INTEGRATED: TOWARDS A PHILOSOPHY OF THE DIGITAL REVOLUTION
In the context of the Continuing Seminar on Humanistic Knowledge and New Technology which has been going on at the IULM in Milan for about a year, I would like to present some of the results of research on "philosophy of and on the network", that is, to indicate several leading lines of thought in the ongoing debate on cyber-culture, starting with the positions recently expressed by Jean Baudrillard in his latest volume, The Perfect Crime, recently published in Italy.
Intellectuals who are involved in different fields of humanistic studies have taken or are taking part in this debate: from philosophy (Baudrillard, Virillo and Guattari), to the sociology of culture (Pierre Levy), to literary theory (Landow and Nelson), to social and political theory (Rifkin and Kroker), to epistemological thought and the theory of genre (Haraway).
What ties the different disciplinary approaches of these authors together is the conviction that the "media-ization" of knowledge and society, the passage from the Gutenberg galaxy to the era of digital highways, imposes a radical re-thinking of several fundamental notions in our cultural and philosophical tradition: to cite a few: nihilism, subject, author, community, body, text, tradition, technique, political action. These are "heavy" notions which respectively identify fields and prospects for research.
In their digital transcription, in fact, these concepts are considerably twisted and deformed, as, for example the analyses on the notion of the cyborg-body conducted by Donna Haraway and her research group demonstrate. One can also cite the concept of virtual community developed by Pierre Levy or the reflections on the theme of "hypertext" proposed by Landow and Delany.
It is a question of the founding notions of our cultural and philosophical tradition which, when re-interpreted in light of the possibilities offered by the new technology, extend, modify and re-define their semantic field and their range of applications.
According to Baudrillard, the route of nihilistic philosophy comes to an end with the virtualization of knowledge, of bodies and of consciousness as a manifestation and unmasking of the nihilistic significance of western philosophy. In the discussion of this thesis, the perspective of Baudrillard is compared with those of less apocalyptic and more "integrated" authors like Pierre Levy and Donna Haraway, who, on the contrary, emphasize the potential anti-nihilistic and "progressive" significance of the informed acceptance of the "new" which the digital revolution has brought along with it.
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