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Il Centro Linguistico
I convegni
Il Centro Linguistico dell’Università IULM presieduto
da Patrizia Nerozzi Bellman ha in passato organizzato due convegni
internazionali - Internet e le Muse (novembre 1996) e Le comunità
virtuali (novembre 1997) – durante i quali autorevoli studiosi e ricercatori,
come George Landow, Tomàs Maldonado, Tito Orlandi,
Fulvio Papi, Massimo Riva, Mario Ricciardi, si sono
confrontati sul rapporto tra le discipline umanistiche e le nuove tecnologie
informatiche.
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- Quest’anno si è tenuto un terzo appuntamento articolato in due distinte
sessioni che ha visto tra gli intervenuti docenti universitari americani
che fanno parte della prima generazione di artisti ipertestuali, quali
Michael Joyce, Carolyn Guyer, Robert Arellano.
La prima sessione - Arti e letteratura nell'editoria multimediale
- ha avuto luogo presso il Centro Linguistico della Università IULM
(Milano, 19 ottobre) e ha visto gli oratori focalizzare la propria attenzione
sulla produzione di ipertesti creativi e opere d'arte visive. La seconda
- Insegnamento della letteratura, nuove tecnologie, editoria universitaria
- si è svolta presso il Dipartimento di Lingue straniere dell'Università
degli Studi di Pavia (20 ottobre) dove gli intervenuti, nelle vesti
di educatori, hanno parlato sia dell'impatto didattico delle nuove tecnologie
sull'insegnamento universitario sia del loro rapporto con il mondo dell’editoria.
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- Durante la prima giornata, Carolyn Guyer e Robert Arellano
hanno illustrato i loro ipertesti presenti in rete. Sisters Stories,
creato dalla Guyer in collaborazione con l’archeologa Rosemary Joyce
e Michael Joyce, è costruito intorno a un modello tratto dai miti di
creazione aztechi, ovvero testi annotati, scelti da un manoscritto del
16° secolo che descrive la società azteca nell’epoca immediatamente
precedente la conquista spagnola. In un intrecciarsi di voci postmoderne,
di brani che meditano sulla natura della narrativa, su tratti differenziali
tra uomini e donne, cultura antica e moderna, scienza e arte, questo
ipertesto esplora le mutevoli prospettive che caratterizzano la nostra
epoca di transizione. Sunshine’69 invece è il primo romanzo interattivo
presente in rete e narra le vicende di un gruppo di personaggi negli
anni della rivoluzione dei figli dei fiori negli Stati Uniti e in Vietnam.
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- Shelley Jackson, già autrice di Patchwork Girl, ha
invece introdotto il suo nuovo lavoro ancora in costruzione, Musée
Mecanique, che, in un caleidoscopio di giocattoli, automi, giocattolai,
scrittori, macchine e uomini, si propone la totale fusione multimediale
del testo scritto con l’arte grafica, le tecniche di animazione e gli
elementi dei videogiochi.
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- Michael Joyce ha invece sottolineato l’importanza dell’insorgere
di un nuovo umanesimo post-ipertestuale che vede Praga, almeno nell’icona
del suo Presidente, come ultima Repubblica della parola e della letteratura
prima del dominio del “.com” (-merce). Joyce affida la salvezza
della letteratura, ma anche del .com, alla nostra capacità di interrompere
il flusso del dopo (viviamo all’ombra di ciò che viene dopo, e questo
specialmente in ambito ipertestuale) in favore di un forte senso dell’ordinario.
In questa prospettiva, dice Joyce, “fiction is what we proceed
in face of what we see”.
- Massimo Riva ha invece presentato nella prima sezione del
convegno un progetto che egli sta realizzando insieme ai suoi studenti
del Dipartimento di Italianistica della Brown University dal titolo
Il Motel dei destini reversibili ispirato alle opera di Calvino
e di Arakawa, con il quale si propongono di ricercare una sinergia tra
parola e immagine come spazio aurorale del pensiero. E’ appunto l’opera
dell’artista giapponese che suggerisce il modello di spazio semiotico
del destino reversibile come liberazione dal tempo e dalla morte. A
conclusione della prima giornata Paolo Ferri ha tratteggiato
gli elementi fondamentali di una poetica e una retorica ipertestuale
e multimediale come portatrici di una specifica forma di narrazione.
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